Intervista S66 di Emiliano Berardi su EB Graf Web Magazine

Statale 66? Una lunga striscia nera dritta, che parte da Roma e va in qualsiasi luogo si desideri andare: è fatta di suoni ed idee, ritmo, note sudate su chitarre rock, passione per la musica vera e profonda.

Satatale 66 è la band che, con il suo primo disco “Ex-Tempore”, inaugura l’etichetta discografica G&M – fondata da Claudio “Greg” Gregori e Luca Majnardi.

Sul primo album degli Statale 66 si potrebbe scrivere molto: sul sound ispirato agli anni ’60 ma “contaminato” da tanta – davvero tanta  – altra musica; sulla voce e sulla chitarra di Alessandro Meozzi; sull’ironia dei testi, sulle tante piccole “perle” che compongono il disco.

Meglio, allora, farselo raccontare direttamente da chi l’ha creato, suonato, voluto, vissuto: Alessandro e Giulia Meozzi, fratelli nella vita e nella musica.

EB: Ho incontrato, ascoltato e fotografato gli Statale 66 quando erano una promettente cover-band rock’n’roll con la voglia di scrivere e suonare anche musica propria… l’impressione è che, ad anni di distanza, la strada percorsa sia davvero tanta. Ma il vostro percorso parte da più lontano: da dov’è nata la passione per la musica?

  • Ale: Credo che la risposta alla tua domanda sia proprio inclusa nei due punti del tuo preludio. Ovvero, almeno per me, la passione per la musica è stata alimentata in primis dall’esigenza di scrivere canzoni che nacque già all’età di 12 anni. Ti racconto l’aneddoto della mia prima canzone: in quel periodo avevamo un cane che era pazzo da legare (un Dalmata… la dice tutta) ma ne ero molto affezionato… i miei lo regalarono ad una famiglia che possedeva una casa di campagna adatta a contenere i suoi sfoghi ed io, essendo un ragazzino, non ne capivo le esigenze e ne fui molto amareggiato. La sera stessa dell’allontanamento dovevamo esibirci con un paio di brani ad una festa all’oratorio organizzata dalla mia famiglia. Uno di questi due brani era la mia prima composizione.. ed eseguirla davanti alle poche vecchierelle e ai bambini presenti fu uno sfogo soddisfacente.. dato che stavo piangendo proprio poco prima di salire sul palco. La seconda cosa che ci avvicinò alla musica fu il contatto con il primo VERO rock’n’roll anni ‘50-’60 quello si ascoltava nei film come “ritorno al futuro” o “american graffiti” divertente e ballabile, che ci permetteva di suonare alle prime feste scolastiche e della parrocchia.
  • Giulia: E’ chiaro che il nostro background affonda le sue radici nella passione dei nostri genitori per la musica anni ’60… mio padre suonava a sua volta e mi piazzava sul palco quando ero ancora ingenua.. e irriverente… a cantare e fare cori sulle note di Beatles e Rolling Stones.. in seguito la passione familiare comune ci ha portato a frequentare i pub di Roma e ad apprezzare e confrontarci con delle band eccezionali come i Four Vegas.
  • Ale: Per quanto riguarda gli altri del gruppo si dovrebbe chiederlo direttamente a loro poiché per ognuno il percorso è personale.. credo però che le componenti siano molto simili.

EB: Come è nato il progetto della Band? E perchè “Statale 66”?

  • Ale: Il processo è stato naturale.. io e Giulia siamo fratelli e suoniamo insieme da sempre, Yari Gabbai e Fabrizio Smith erano due compagni di classe. Ci ritrovavamo in una stanza adibita alla musica a casa nostra che chiamavamo la “stanza dello spirito e del tempo” dove suonavamo per pomeriggi interi arrangiando le bozze delle canzoni originali e registrando con un quattro tracce digitale. Non c’è mai stato un progetto alla base bensì un’evoluzione alimentata dall’amicizia e da un interesse comune. In seguito la formazione è stata variegata durante gli anni fino poi a tornare alle origini con l’aggiunta di Mary Di Tommaso inseritasi grazie ai gusti in comune e al suo orecchio talentuoso per le armonizzazioni.
  • Giulia: Il nome è la semplice trasposizione italiana della Route66, simbolo della cultura beat e vecchio nome della band nel periodo in cui suonavamo nei locali proponendo la musica rock’n’roll.

EB: E l’idea di “Ex Tempore”? Come sono nati i brani che lo compongono?

  • Ale: Verso l’età di 20-21 anni avevo accumulato e provinato diversi brani originali, alcuni ancora con i testi incompleti… Senza un vero progetto per un disco cominciammo a registrarli e a completarli, insieme ad altri bellissimi scritti da Yari che erano molto vicini nello stile a quelli che scrivevo io. L’idea del nome nacque dalla sorpresa nello scoprire che tutte le canzoni in modo o nell’altro avevano qualcosa a che fare con il tempo. Proponemmo diversi nomi possibili come “a tempo perso” (che poi rimase il nome del demo) quando Greg ebbe la brillante idea di chiamarlo “Ex-tempore”. Ci colpì molto il riferimento alla cultura latina e ci sembrò estremamente “psichedelico”. Esso si sposava bene con la tecnica reverse ampiamente usata nell’arrangiamento (molto presente anche nei dischi dei Beatles) con l’intenzione di provocare nell’ascoltatore la perdita del filo temporale. Inoltre il titolo si adatta bene ai tempi di lavorazione e di uscita del nostro disco…. Mooolto dilatati….
  • Giulia: Il nome, così come è stato concepito, ha ispirato anche la composizione della copertina che racconta la psichedelia e l’extemporaneità dei temi trattati… la dualità dei sentimenti e la complessità dei rapporti umani.

EB: Cosa avete amato di questo lavoro discografico?

  • Ale: Tutto. Specialmente la soddisfazione di avere un lavoro… una canzone… un disco completo. Poi i ricordi legati alle registrazioni… Significativa fu la lite furiosa fra me e mia sorella il giorno della registrazione della parte di batteria di Mr Hyde.. ciò fece si che Giulia suonasse con grinta e l’energia che la distingue nelle esibizioni dal vivo. Oppure la session dei cori di “Mama” e “Notte o Giorno” che eseguimmo tutti insieme anche con Claudio e Luca.
  • Giulia: La nascita e l’arrangiamento delle canzoni… ricordo anche io perfettamente quando Alessandro scrisse il solo di chitarra di “Notte a metà”.. in camera da letto ad Anzio… un’emozione indimenticabile.

EB: La cosa più difficile?

  • Ale: L’incertezza della conclusione del lavoro e la lunga attesa per l’uscita del disco.

EB: “Ex Tempore” è pubblicato da G&M – la creatura editoriale di Caludio “Greg” Gregori (musicista, ma più noto al grande pubblico come comico – in duo con Lillo Petrolo nel duo “Lillo & Greg”) e Luca Majnardi : l’etichetta è nata anche un po’ apposta per voi e per questo disco?

  • Ale: Si, come ha detto Claudio in diverse interviste, è stato proprio l’ascolto delle nostre canzoni a spingere i due a fondare l’etichetta. Gli Statale 66 ne costituiscono il fiore all’occhiello seppure credo che già avessero l’intenzione di avvicinarsi alla produzione con lo stesso entusiasmo che animava lo spirito pioneristico delle prime etichette anni 60. E’ molto bello lavorare con Claudio e Luca perché il loro intento è realmente quello di creare bella musica e cercare di smuovere l’appiattimento discografico italiano rivolto solamente a facili guadagni e a prodotti prefabbricati come quelli che escono dai talent-show. Penso che credano davvero nel valore della bellezza, dello studio della musica e dell’operosità come componenti essenziali di quella ricerca che tende a valorizzare l’animo umano.

EB: Progetti, speranze, sogni? In sintesi: dove da qui?

  • Ale: Sicuramente verso un altro album… possibilmente doppio, vista la quantità di canzoni già in lavorazione…. E poi speriamo nei facili guadagni (risata)
  • Giulia: ahahah

di Emiliano Berardi link originale

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